post __ No comments

Reverse IN – il passato

Reverse / 6 febbraio 2017 / Design, Impresa Sociale, Riciclo, Sociale

Il 31 di dicembre è sempre quel giorno in cui si guarda indietro all’anno passato e si tirano le benedette o maledette somme. Che anno è stato? Quali obiettivi ho raggiunto di quella lunga lista di inizio 2016? Cos’ho sbagliato alla grande? E i miei cari, me li sono vissuti abbastanza?

Io ho in mano un the caldo, appena macchiato di latte, e penso al 2016 di Reverse. Ai clienti soddisfatti, a quelli che “potevamo fare meglio” (e ci sono sempre!), alle nuove collaborazioni nate ma soprattutto alle esperienze che crescono. Ed il progetto Reverse IN è una di queste.

A fine del 2013, freschi dei primi mesi di apertura dell’impresa sociale, la nostra strada si è intrecciata a quella di Margherita Forestan, Garante dei diritti per i detenuti del Comune di Verona che ci ha presentato Michele Righetti, presidente della Cooperativa Il Samaritano e referente di Caritas Verona. In quel primo incontro ci hanno illustrato il mondo di interventi che all’interno del progetto Esodo rappresentano il supporto del mondo civile ai detenuti. Esodo, finanziato interamente da Fondazione Cariverona, ha previsto in questi anni l’attivazione di progetti di inserimento lavorativo, formazione, accoglienza residenziale e sensibilizzazione sul tema dell’inclusione sociale.

E’ così che è nato il progetto AUT. Nel 2014 la Direttrice della Casa Circondariale di Verona, Mariagrazia Bregoli, ci ha invitati a visitare gli spazi del carcere e studiare una migliore convivenza per quello che al tempo era un cuore poco pulsante: la biblioteca del carcere. Un potenziale luogo di dialogo e riflessione condivisa non era vissuto se non per il breve momento di scambiare i libri letti e da leggere. Per due anni abbiamo condotto dei laboratori di formazione, dove alle possibilità della progettazione si contrapponessero le rigidità della costruzione di elementi di arredo. Con i pallet scartati quotidianamente dal carcere stesso sono stati realizzati tavoli, sgabelli e scaffalature capaci di arredare in modo diverso quel luogo di lettura che è diventato anche spazio di incontro. Il progetto è stato seguito sia nel 2014 che nel 2015, per alcuni mesi all’anno e sensibilizzando decine di detenuti all’approccio progettuale, alla lavorazione artigianale, al recupero dei materiali di scarto. Il tipo di attività manuale, molto intensa ed attiva, e l’utilità semplice e diretta degli elementi costruiti hanno fatto sì che il corso fosse seguito con attenzione, partecipazione e continuità dai detenuti coinvolti.

Da quel momento ci siamo iniziati ad interrogare, a capire come poter dare continuità a questi pochi mesi di formazione, a consentire per davvero al lavoro di diventare uno strumento di riscatto ed inclusione sociale. E da AUT, dove l’autoproduzione era centrale, siamo passati ad IN, dove Reverse si è messa in gioco per davvero. Ma il the è finito e questa è un’altra storia.

Quanto al Capodanno, noi sposiamo l’opinione di Gramsci “Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore”