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IL PIL SECONDO KENNEDY, Misurare per comprendere a volte non basta

Reverse / 5 marzo 2017 / economia, Sociale

Per comprendere e far comprendere spazi, azioni e attività quotidiane l’uomo da tempi immemori si serve di numeri e di unità di misura. Ciò permette di semplificare, attribuire valore, comunicare certi di essere compresi.

I nostri sistemi socio-economici si sono notevolmente complicati e questo grado di interazione ha reso difficile stabilire come si attribuisce il valore vero a delle attività economiche e, di nuovo, ci siamo rimessi ai numeri. Ma nella complessità del nostro contemporaneo, nel suo costante cambiamento e nel suo coinvolgere molteplici variabili, possiamo davvero rappresentare la ricchezza di una nazione in un numero?

Era il 18 marzo del 1968 che Robert Kennedy, ex-senatore statunitense ed ex candidato alla presidenza ha tenuto questo discorso all’Università del Kansas:

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.

Queste parole si dimostrano sempre più attuali.
Ed anche Reverse non si può riassumere nel suo numero, il fatturato. Da qui la voglia di essere impresa sociale, di redigere un bilancio di sostenibilità che ci descriva e ci impegni, anno dopo anno. E da qui anche la necessità di dare inizio a questo blog. Seguiteci!

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