Piccoli edifici in cui abitare, costruzioni temporanee come presidio di un territorio, osservatori e micro-spazi per lavorare, nuovi luoghi costruiti dentro edifici in abbandono: il tema dei micro-interventi negli ultimi 15 anni ha attirato l’attenzione di architetti e docenti: in mostra ci sono progetti di Steven Holl, Rintala & Eggerstsson, Asif Khan, Atelier Tekuto e Wee Studio e di giovani progettisti italiani come Orizzontale e DraftArch, ma sono anche esposte micro-architetture nate nel corso di workshops organizzati da docenti dalle facoltà di architettura. Alla base di questo interesse per i piccoli interventi sta la necessità di ripensare l’architettura in relazione all’ambiente nel quale viene realizzata, in un rinnovato concetto di paesaggio contemporaneo. In questo senso la micro-architettura può essere vista come uno strumento di azione dal basso, che permette anche di sperimentare in modo diretto le tecniche di costruzione e di pensare gli spazi che costruiamo come parte di un paesaggio in continua evoluzione, ponendosi in un atteggiamento per cui “una costruzione non si limita a soddisfare un bisogno ma interagisce con il luogo, non occupa un territorio ma se ne occupa” .

di Paolo Mestriner

Nova-24 Ore