post __ No comments

WorldRefugeeDay: Maidan Tent, una piazza coperta per i rifugiati di Ritsona (e non solo)

Reverse / 27 giugno 2017 / allestimento, architettura, architettura temporanea, Design, economia, Impresa Sociale, installazione, micro architettura, Progetto, re-built, recycled wood, Sociale

Oggi, 20 giugno, è la Giornata Mondiale del Rifugiato (#WorldRefugeeDay), e vogliamo celebrare la ricorrenza presentando l’interessante progetto di due giovani architetti italiani, ora in fase di fundraising (a fondo articolo come contribuire).

La Maidan tent, progettata da Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, è una tenda concepita in modo che i richiedenti asilo possano fruire di uno spazio pubblico coperto dove poter socializzare e svolgere varie attività. Il progetto, commissionato da ECHO 100Plus NGO, portato avanti in collaborazione con vari professionisti, e con il patrocinio dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Agenzia Collegata alle Nazioni Unite), è stato pensato per le persone che popolano il campo profughi di Ritsona, in Grecia, a Nord di Atene, ma potrebbe essere realizzato in molti altri siti analoghi. 

Oggi in Grecia ci sono numerosi insediamenti informali popolati da circa 45 mila persone in attesa di asilo politico, secondo i dati riportati dall’UNHCR. La Maidan tent, certificata ISO, è una grande tenda concepita come una piazza pubblica coperta, capace di accogliere oltre 100 persone contemporaneamente su una superficie di 200 metri quadrati. I materiali scelti sono l’alluminio per la struttura e un tessuto resistente all’acqua, al vento e al fuoco per la copertura. Facile da montare e smontare, trasportabile, durevole, di agevole manutenzione grazie alle componenti standardizzate, è articolata in modo tale che al suo interno gli spazi siano separati. 

Lo spazio circolare è suddiviso in otto settori, ognuno dei quali, a sua volta, prevede due aree concentriche. Il centro della struttura, dedicato all’incontro, è delimitato da un anello di ulteriori spazi semi-privati dove le persone possono svolgere le proprie attività in un’atmosfera più intima. Spiegano i progettisti: “Abbiamo scelto questa forma proprio perché è diversa da una tenda convenzionale. Il nostro obiettivo è quello di creare uno spazio pubblico, non una grande casa, con una forma appropriata che risponda a esigenze di tipo psicologico, oltre che formali“. La struttura è stata infatti progettata tenendo presente vari aspetti di tipo psicologico:

• la forma circolare, aperta su tutti i lati, invita le persone da qualsiasi direzione provengano;

• la suddivisione in zone di diverso tipo consente altrettanti modi di stabilire relazioni, legate, queste ultime, alla personalità e allo stato d’animo dei singoli individui;

• lo spazio multifunzionale è flessibile e può essere adattato velocemente in funzione delle diverse esigenze: può essere allo stesso tempo uno spazio dove ricevere cure mediche e psicologiche, uno spazio di gioco per i bambini, un luogo di raccolta dove poter mangiare insieme, acquistare e vendere beni, imparare e insegnare, pregare, interagire, confrontarsi, scambiare idee.

Il progetto è stato un vero e proprio lavoro di squadra. Gli architetti Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner sono stati in Grecia più volte, proprio nel campo di Ritsona, per capire quali siano le reali esigenze dei profughi, per coinvolgere le ONG e i responsabili del campo. Simon Kirchner, anche lui architetto, ha garantito il proprio supporto nella creazione di immagini e fotomontaggi durante le prime fasi di presentazione del progetto alle ONG. Giuliano Limonta, lo psichiatra, aiuta a interpretare le esigenze delle persone rifugiate attraverso l’osservazione dei loro schemi comportamentali. Delfino Sisto Legnani, architetto e fotografo, ha contribuito alla causa narrando la vita quotidiana all’interno del campo di Ritsona, e quando la Maidan Tent sarà pronta tornerà nel campo per raccontare, attraverso i suoi scatti, il suo funzionamento e l’interazione fra spazio pubblico e fruitori. Clementina Grandi si sta occupando della mostra che racconterà al pubblico il progetto della Maidan Tent e le condizioni di vita nel campo di Ritsona (luogo e data dell’evento sono in via di definizione). Francesca Oddo, giornalista e addetta stampa, è impegnata nel diffondere il progetto attraverso la stampa e i social media, nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle condizioni di vita all’interno dei campi.

articolo del 20 giugno 2017 tratto da architetti.com